Giuseppe Pontiggia

 

Nasce a Como il 25 settembre 1934, nel 1959 si laurea all’Università Cattolica del Sacro Cuore con una tesi sulla tecnica narrativa di Italo Svevo. Lo stesso anno pubblica il suo primo romanzo autobiografico “La morte in banca”, frutto d’una profonda insoddisfazione per la sua esperienza lavorativa e per un mondo che considera frustrante, pieno di adulti che non sono maturi. Grazie all’incoraggiamento di Elio Vittorini, che gli consiglia di dedicare più tempo alla narrativa, nel 1961 lascia l’impiego in banca e si dedica all’insegnamento serale.

Il tempo libero gli consente di approfondire letture, interessi ed esperienze culturali in molteplici direzioni. Pontiggia diventa consulente di alcune case editrici: Adelphi per la quale pubblica nel 1968 “L’arte della fuga”; e la Arnoldo Mondadori Editore con la quale collabora attivamente, anche curando insieme con Marco Forti l’Almanacco dello Specchio fin dal primo numero del 1972. Intanto amplia la sua attività di saggista e di critico e occupandosi di autori classici, quali Ausonio, Macrobio, Sallustio, Lucano, Bonvesin de la Riva, successivamente Francesco Guicciardini e anche di autori moderni e contemporanei come Manzoni, Verga, Collodi, Morselli, D’Arrigo, Sinisgalli, Porta ecc. Nel 1978 pubblica con Mondadori il romanzo “Il Giocatore invisibile”. Protagonista principale ne è un professore (attaccato anonimamente su una rivista per l’etimologia di “ipocrita”), che vede crollare tutte le certezze su cui ha costruito falsamente l’esistenza. Il tema era stato suggerito a Pontiggia dalla lettura di un feroce scambio polemico tra filologi su una rivista di studi classici. Nel 1983 il tradimento di un infiltrato in un gruppo clandestino comunista sarà il filo conduttore del romanzo “Il raggio d’ombra”, ispirato a un evento reale accaduto nel 1927; Pontiggia ripubblicherà il libro in una edizione riveduta nel 1988, ma del risultato non sarà mai pienamente convinto.

Pontiggia inizia anche pubblicare raccolte di saggi dalla scrittura limpida e di forte tensione stilistica e critica: “Il giardino delle Esperidi” (1984), a cui fanno seguito il volumetto satirico “Le sabbie immobili” (1991), “L’isola volante” (1996) e “I contemporanei del futuro: viaggio nei classici” (1998), una delle riflessioni più profonde del secolo su chi sono i classici e perché, e sul rapporto che è possibile intrattenere con loro. Nella narrativa riesce a cogliere brillanti successi, di critica come di pubblico, vincendo tra l’altro il Premio Strega nel 1989 con “La grande sera”, un affresco a tratti perfino spietato della società italiana degli anni Ottanta; il Super Flaiano nel 1994 con “Vite di uomini non illustri” (1993); il premio Chiara alla carriera nel 1997; infine il Premio Campiello, il Premio Società dei Lettori e Pen Club nel 2001 con Nati due volte (2000), romanzo in cui un tema che lo tocca (la disabilità del figlio) si articola in una narrazione non riducibile all’autobiografismo e da cui è stato tratto il film Le chiavi di casa di Gianni Amelio. Durante questo periodo felice, riesce a prestare attenzione a suoi vecchi lavori, ampliando o ripubblicando alcuni dei suoi precedenti libri.

Pontiggia partecipò anche a numerose trasmissioni radiofoniche tra cui Dentro la sera, su Radiodue, Vedi alla voce, Damasco e infine Passaggi mobili, una serie di conversazioni radiofoniche progettata dall’autore stesso e interrotta però dalla sua morte improvvisa.

Oltre al film citato di Gianni Amelio, da “Vite di uomini non illustri” Mario Monicelli trae il film Facciamo Paradiso, mentre nel 1989 il musicista Marco Tutino scrive Due arie per soprano e pianoforte su due testi di Pontiggia.

Tra gli autori stranieri che ha presentato Herman Hesse, Isaac Bashevis Singer, Rex Stout, E. M. Forster, Valery Larbaud, ecc.

Le sue opere, in particolare Nati due volte, ebbero grande successo internazionale e vennero tradotte in spagnolo, tedesco, inglese, olandese, ungherese, francese, svedese, cinese e giapponese.

Muore a Milano il 27 giugno 2003.

 

Intervista a Giuseppe Pontiggia su “Il giocatore invisibile”

 

LA_PROVINCIA_DI_COMO_26-03-2017